Il Progetto Pedagogico nei nidi Koine’

La Cooperativa Koinè, nella sua lunga ed estesa esperienza di servizi educativi, ha sperimentato insieme con efficacia un modello pedagogico che intende il nido quale luogo di vita organizzato al fine di offrire ai bambini buone esperienze di sviluppo, buone relazioni, giusti spazi e tempi misurati che favoriscono il loro sviluppo integrale e armonico frutto di continua interdipendenza tra il relazionale e il cognitivo e ancora quale luogo di buoni incontri e relazioni con le famiglie al fine di confrontare, integrare pensieri, riflessioni, scelte educative che sostengano una crescita dei piccoli in un clima di fiducia e di condivisione. Tale modello pedagogico, rispetto allo sviluppo del bambino, persegue i seguenti obiettivi psico-pedagogici generali: facilitare il  processo di separazione della coppia madre/padre-bambino con un ambientamento graduale; rispettare il bambino come persona competente che, anche a pochi mesi dalla sua nascita, manifesta, esprime e costruisce la sua identità individuale, garantendo e sostenendo il suo sviluppo integrale quale membro della società e rispetto della sua appartenenza, sociale, culturale e religiosa; valorizzare la diversità, favorendo e sostenendo il consolidamento dell’identità individuale per l’acquisizione di un progressivo senso di sicurezza e di autonomia; valorizzare le singole potenzialità cognitive, comunicative, affettive ed emotive; sostenere la capacità di attenzione e di concentrazione dei bambini; sostenere il piacere di fare e di conoscere dei bambini; rispettare i tempi e i modi di sviluppo delle potenzialità sociali del bambino offrendo occasioni di relazione con i coetanei calibrate e misurate affinché risultino essere esperienze da lui controllabili che gli facilitino la comprensione, l’acquisizione e l’interiorizzazione delle regole sociali; prevenire ogni forma di emarginazione tesa a garantire e favorire eventuali situazioni d’integrazione di bambini disabili e/o in situazione di disagio relazionale e socio-culturale; costruire un contesto adatto per lo sviluppo fisico, motorio, cognitivo, relazionale, affettivo ed emotivo del bambino che scopre, esplora e conosce; riconoscere l’identità e le competenze del bambino, il suo desiderio di essere attivo e la sua ricerca di “far da solo”; rispettare il suo diritto a vivere esperienze ricche di risonanze affettive ed emotive in un clima di sicurezza e stabilità e di cure individuali; facilitare la comprensione, l’acquisizione e l’interiorizzazione delle regole sociali; favorire l’intrecciarsi di rapporti interpersonali positivi tra bambini e tra bambini e adulti.

Le linee progettuali che sostengono gli obiettivi enucleati sono: Ambientamento graduale e con tempi progressivi adozione del piccolo gruppo quale condizione per promuovere e facilitare buone relazioni educative. Adozione dell’educatrice di riferimento che offra, ai bambini di un piccolo gruppo, contenimento, sostegno e stabilità emotiva, garantendo un percorso attento e personalizzato per ciascuno durante l’ambientamento e nel corso delle cure (cambio, pranzo, sonno) e che offra all’educatrice stessa la possibilità di ascoltare e rispettare i tempi, i ritmi dei singoli bambini e dei loro modi di esprimersi per sostenere lo strutturarsi progressivo della loro identità. Tale educatrice opera responsabilmente con sensibilità, delicatezza, comprensione, e intenzionalità educativa, utilizza criticamente modalità flessibili e modulate a seconda delle diverse circostanze e delle differenze e delle singolarità, non usando mai premi o punizioni né giudizi umilianti, ma puntando sulla partecipazione, sulla collaborazione e sul continuo esercizio ad accettare regole ragionevoli di vita in comune (aiutare, rispettare il proprio turno, riconoscere la presenza e i desideri dell’altro…) sempre all’interno di una piacevole esperienza di gioco. Tale figura che si propone nel nido come ancora emotiva per il bambino è colei che fornisce al piccolo la possibilità di espandersi verso gli altri. Progettazione di una temporalità quotidiana che garantisca, al bambino, con la regolarità e la ripetitività delle sue scansioni, un senso di stabilità, un senso di familiarità sia sul piano affettivo che cognitivo. La realizzazione della pedagogia del quotidiano tende a valorizzare la lentezza, il rallentamento delle azioni delle educatrici permettendo al bambino una maggiore leggibilità e comprensibilità di ciò che avviene consentendogli di sapersi orientare, di predisporsi al succedersi degli eventi e a parteciparvi attivamente. Organizzazione di spazi differenziati e articolati in aree di attività omogenee che favoriscano l’esplorazione individuale o di piccolo gruppo e aiutino il bambino a leggere e a comprendere le esperienze là proposte, e ad accedervi liberamente.

E poi ancora: Scelta ricca e varia di materiali di qualità (per lo più naturale) per l’esplorazione e la ricerca dei bambini. Per varietà s’intende varietà per dimensioni, peso, forma, consistenza, colore, tessitura e progressiva complessità che tenga conto del progressivo sviluppo delle competenze dei bambini. I materiali devono essere mantenuti efficienti, integri e puliti, offerti in modo chiaro e leggibile riposti in contenitori o vassoi trasportabili dai bambini e collocati in luoghi precisi per aiutare i bambini nella scelta e nel riordino. L’uso  costante dell’osservazione sia come strumento per conoscere e sostenere i singoli bambini e i loro originali modi di scoprire, esplorare il mondo e di esercitare le proprie competenze sociali, sia come strumento per l’educatrice di modulare e calibrare il proprio intervento e le proprie proposte affinché non siano anticipatorie o sostitutive dei tempi del bambino. Per quanto attiene l’osservazione, la metodologia utilizzata è quella della osservazione partecipe, una pratica che colloca l’educatrice-osservatrice dentro all’esperienza osservata. E’ una pratica che esercita e sostiene l’educatrice nell’indossare un abito osservativo nello stesso momento in cui opera, senza vincolarlo e spingerlo immediatamente all’azione, impegnandolo in un distanziamento riflessivo (saper prendere le distanze senza distaccarsi) che, mentre crea una pausa nell’azione, consente spazi mentali all’essere-stare dell’altro. L’abito osservativo è un deterrente nei confronti della tentazione di ridurre il nuovo che si sta osservando ad un déjà vu, permette all’educatrice di vivere l’esperienza senza catalogarla prima di averla accolta nella sua complessità. Costruzione della documentazione, necessaria sia a coinvolgere i genitori alla partecipazione, sia per consentire al personale educativo, con la scrittura e la raccolta di materiale, di documentare le buone pratiche che nascono dal progetto educativo e di riflettere, elaborare e mantenere un atteggiamento critico, problematico del proprio lavoro. Costruzione di un lavoro collegiale degli operatori, sostenuto e garantito dalla presenza sollecita e attenta della coordinatrice per rafforzare l’identità del gruppo educativo nel confronto quotidiano e per ri-pensare, riflettere sul proprio agire educativo e su quello complessivo del nido. La pedagogia, gli obiettivi e le strategie educative sostenute, elaborate e sempre rinnovate nel corso degli anni si riferiscono al quadro della pedagogia attiva di M. Montessori. E’ la pedagogia che riconosce le competenze dei bambini, anche piccolissimi, e la necessità di offrire loro le occasioni di esercitarle e sperimentarle attraverso esperienze dirette, con il sostegno di adulti consapevoli, responsabili, sensibili, attenti e competenti in uno spazio preparato con materiali  corrispondenti ai loro tempi e bisogni di sviluppo. La programmazione educativa segue quelli che sono i tempi e i ritmi dei singoli bambini. Il nostro pensiero vede lo spazio destinato ai bambini allestito per aree di esperienze e competenza. Lo scopo dell’approccio esperienziale che intendiamo attuare riguarda la possibilità di coltivare le potenzialità dei bambini, favorendone l’autonomia, potenziando le capacità relazionali e le competenze comunicative. L’intento dell’azione educativa è quello di creare condizioni diversificate nelle quali ogni bambino, nella propria unicità, possa trovare un’opportunità di esperienza, un’occasione di crescita in relazione al proprio fare autonomo o insieme agli altri. E’ solo attraverso la regolarità, la congruità e la varietà delle attività che i bambini possono apprendere. Per tale motivo le esperienze proposte saranno realizzate nella prospettiva della crescita delle potenzialità infantili. La nostra idea di programmazione didattica/educativa di qualità è concepita come strumento dinamico che, partendo dal contesto e dal riconoscimento dei bambini come protagonisti attivi delle loro esperienze, delinea l’azione educativa sulla base delle osservazioni dei comportamenti e modalità relazionali messe in atto, creando percorsi di esperienza possibili, nei quali ogni elemento bambino/adulto/contesto, partecipa allo sviluppo e al cambiamento.

Collegialità Operare in gruppo significa elaborare un progetto pedagogico, programmare degli obiettivi a medio e lungo termine che non siano il frutto di scelte spontaneistiche, individuali, improvvisate e scoordinate ma al contrario, realizzate ponendosi in continua interazione fra i vari componenti che costituiscono il gruppo con il fine di attuare, ciascuno con il proprio stile e secondo le rispettive competenze, quanto è stato deciso e programmato insieme. Flessibilità La garanzia del miglioramento continuo, in termini di qualità del servizio reso, scaturisce in primo luogo dalla possibilità, da parte del gruppo di lavoro, di rielaborare le informazioni di ritorno le quali, consentono una costante e flessibile riprogettazione delle attività educative. Circolarità Il lavoro educativo si può paragonare a un percorso circolare in cui osservazione (del contesto reale dei bambini), studio, programmazione, verifica, documentazione operano in equilibrio tra loro, con continui reciproci rimandi e sostenendosi l’uno con l’altro.

Esperienze e momenti di cura – Come rispondere alle esigenze sensoriali dei primi mesi, alle esigenze di movimento che via via si manifestano in tempi e modi personalissimi, come evitare di anticipare le scoperte o le conquiste del bambino? Come preparare l’ambiente perché possa rispondere alle esigenze di ciascuno? Come ambientare gradualmente un bambino così piccolo a una situazione sociale? Come si favorisce l’apprendimento di regole sociali perché siano una conquista e non un addestramento? Come organizzare una piccola collettività preservando le esigenze individuali? Come assicurare un rapporto individualizzato durante i momenti di cura? La risposta che viene offerta a queste domande è nell’utilizzo di strategie operative che consentano un approccio sociale facilitato e facilitante di conoscenza, di reciprocità, di scambi e di collaborazione anche attraverso esperienze di confronto, di dissenso, negoziazione. Ci si riferisce al piccolo gruppo che evita il rischio di strutturazioni di apprendimento sociale rigido, troppo codificate che talvolta vengono imposte ai bambini chiedendo loro di adeguarsi e di essere addestrati. Tali strategie sono: l’attenzione individualizzata dell’educatore di riferimento che garantisca, con la vicinanza ai bambini, la conoscenza dei ritmi e dei tempi di sviluppo e di apprendimento di ciascuno, della capacità di tollerare le frustrazioni favorendone lo sviluppo prossimale; scansione della giornata attenta al rispetto dei ritmi e dei bisogni individuali dei bambini; proposte di esperienze diversificate poste in spazi differenziati e articolati che favoriscano l’esplorazione individuale o di piccolo gruppo; corretta predisposizione di materiali diversificati per competenze, in considerazione delle diverse età di sviluppo; la progettazione di una temporalità quotidiana che garantisca, al bambino, con la regolarità e la ripetitività delle sue scansioni, un senso di stabilità, un senso di familiarità sia sul piano affettivo che cognitivo; la realizzazione della pedagogia del quotidiano che tende a valorizzare la lentezza, il rallentamento delle azioni. Questo permette da parte del bambino una maggiore leggibilità e comprensibilità di ciò che avviene consentendogli di partecipare attivamente; costruzione di una vita quotidiana al nido scandita da ritualità e consuetudini, che con le loro regolarità (momenti di cura) aiutino il bambino, a sapersi orientare, predisporre al succedersi degli eventi e a parteciparvi attivamente; cura e attenzione ai momenti di transizione, separazione al mattino, e ricongiungimento serale, uscite in giardino, passaggi da un’esperienza all’altra. Tale impianto consente di riconoscere le differenze tra i bambini, anche della stessa età, e permette di offrire opportunità, esperienze e tempi di apprendimento rispettosi dei bisogni di ciascuno e alla fine di poter coinvolgere attivamente e liberamente ciascun bambino, sostenendo la sua capacità di attenzione e di concentrazione e riducendo le possibilità di frustrazione derivate da proposte inadeguate, eccessive o povere. La libera scelta, l’ambiente e i tempi a misura dei piccoli, l’assenza di sollecitazione diretta, tutto questo contribuisce a garantire al bambino una crescita a sua misura in cui trovano posto le sue capacità e i suoi desideri. Il Nido è un’istituzione educativa e sociale e tuttavia nell’organizzazione della giornata deve saper coniugare l’organizzazione con i bisogni, le esigenze e le caratteristiche diverse delle famiglie e dei bambini, deve cioè saper modulare l’organizzazione istituzionale con una dose giusta ed equilibrata di flessibilità che sappia dare risposte modulate, nella consapevolezza che la rigidità talvolta è frutto di mancanza di accoglienza e di ascolto dei bisogni altrui.

Il piano delle esperienze proposte si fonda sui principi generali montessoriani e sugli obbiettivi specifici delle varie aree di sviluppo del bambino: Corporeità, Senso-Logica-percettiva, Cure individuali, Comunicazione, Espressione. La definizione di tali aree è utile e necessaria solo per orientare il lavoro degli educatori ben sapendo che ogni esperienza vissuta dal bambino interconnette sempre tutte le aree di sviluppo in contemporanea: il bambino resta un bambino integro e non frammentato per aree di sviluppo.

Attività dell’area della corporeità (senso-motorio) finalizzate: all’ acquisizione della percezione di sé come distinto da quello degli altri, adulti o bambini che siano, nel rispetto dei tempi e dei ritmi di ciascuno; allo sviluppo nel bambino della conoscenza di sé e del mondo attraverso il corpo; allo  sviluppo della capacità di orientamento nello spazio; allo sviluppo della capacità di trovare le proprie misure e le proprie strategie di sviluppo motorio con l’esercizio e delle posizioni supina e prona, del rotolare, gattonare, spostarsi; all’uso armonico del corpo; all’affinamento dei movimenti e delle capacità sensoriali, motorie attraverso il raggiungimento e l’esplorazione di materiali vari e diversi; al realizzare sequenze di movimenti complessi organizzati nello spazio e nel tempo; allo sviluppo della capacità di concentrazione

Attività dell’area senso-logico-percettiva finalizzate: ad una sempre maggiore appropriazione del gesto minuto della mano, della coordinazione “pollice-indice-medio” e della coordinazione oculo-manuale; alla scoperta di relazioni univoche e non, sempre più complesse, fra gli oggetti; alla scoperta delle combinazioni temporali (prima-dopo); a sostenere le capacità rappresentative che attingono alla memoria e rendono l’azione del bambino più mirata ad uno scopo che si va delineando; al riconoscimento e sperimentazione di suoni-odori-sapori; allo sviluppo delle prime percezioni e prime conoscenze delle forme, delle dimensioni, dei pesi, delle differenze, delle sfumature, dei primi raggruppamenti, delle relazioni elementari e delle prime esperienze di causa ed effetto, della successione e delle sequenze; alla consapevolezza delle qualità e quantità degli oggetti; allo sviluppo della capacità di concentrazione;

Esperienze dell’area delle cure individuali e di vita pratica (secondo la graduale e progressiva capacità di partecipazione e di autonomia del bambino) finalizzate a sostenere l’ autonomia nella cura di sé e degli altri procedendo su una lunga sequenza di operazioni. Esperienze dell’area della comunicazione finalizzate alla comunicazione pre-verbale, all’ascolto, alla esplicitazione e alla comprensione delle emozioni, degli stati d’animo di sé e degli altri.

Esperienze dell’area dell’ espressione e del linguaggio finalizzate a sollecitare l’affinamento della capacità osservativa, lo sviluppo del linguaggio, a sostenere la capacità rappresentativa, il pensiero simbolico e la creatività.

(Si ringrazia il supervisore del nido Anagnina 2 P. Lupi per la revisione del Progetto)

 

 

        
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